Mezzo secolo fa
un celebre documento pontificio ha stroncato quel complesso di errori che va
sotto il nome di modernismo. I seguaci di questo movimento avevano tentato con
radicale rinnovamento di riformare tutto l'organismo dog. maticosociale del
cristianesimo, per metterlo d'accordo con lo spirito dei nuovi tempi,
pretendendo così di elevare e di salvare la religione e la Chiesa.
Il modernismo non
fu un movimento di massa, ma essenzialmente intellettuale, promosso da studiosi
da tavolino più che da fedeli viventi del loro cattolicesimo. Le sue origini
vanno ricercate molto in su e in gran parte fuori dell'ambiente cattolico.
C'era molto intellettualismo e grande sfoggio di quella erudizione che appariva
più efficace e decisiva in quanto si richiamava alle stesse origini storiche
della fede.
Ma troppo gravi
erano le deficienze proprio in entrambi i termini che i modernisti volevano
mettere d'accordo: la scienza moderna e la fede antica; e più in questa che in
quella. Della scienza essi si erano fermati alle novità, ai primi saggi,
prendendo per definitive conclusioni che non erano tali e che più tardi sono
risultate del tutto infondate. La fede poi, in fondo, non l'avevano affatto, in
con seguenza dei loro principi filosofici. I modernisti accordarono, quindi,
scienza e fede col relegare la fede nella afera dell'irreale e col ritenere per
inconcusse le loro conclusioni scientifiche. Ne risultò un cumulo di errori.
Era perciò naturale la condanna della sottile e pericolosa eresia, anzi sintesi
di tutte le eresie, da parte della Chiesa. E la condanna venne 1'8 settembre
1907 con la promulgazione della ben nota Enc. Pascendi dominici gregis di S.
Pio X.
Il cinquantenario
del memorabile documento non è passato inosservato, Giornali, riviste e altre
pubblicazioni l'hanno ricordato. Tra le pubblicazioni commemorative vogliamo
segnalare il numero speciale di Divinitas: Enc. Pascendi quinquagesimo expleto
anno ab earum promulgatione commentariis illustratae (fasc. I. a. 1958, 190
pp.), che la Pont. Accademia Teologica Romana ha edito, dopo aver nel
precedente novembre celebrato con una solenne tornata la ricorrenza giubilare
dell'Enciclica. Il denso fascicolo si apre con l'augusto autografo inviato dal
Santo Padre in occasione della solenne celebrazione accennata, che indica le di
rettive a cui gli organizzatori si sono ispirati.
Nel discorso di
apertura della tornata l'Em.mo Card. G. PIZZARDO, Protettore dell'Acc., ha
sottolineato l'importanza dell'Enc. Pascendi, che rimane la vita dottrinale e
il codice del teologo moderno. Se essa tagliò la testa alla piovra del
modernismo, questo, tuttavia, stenta ancora a morire del tutto; anzi non manca,
anche ai nostri giorni, di dare fremiti e sussulti di nuova vitalità subdolamente
rianimata dal crescente dominio del padre della menzogna. Cosl si rinnova la
lotta, più o meno violenta, secondo le circostanze dei tempi e dei luoghi, tra
la luce e le tenebre.... Ma di fronte a tutti gli sforzi dell'errore.... sta il
costante magistero della Chiesa, faro perenne alle umane generazioni
peregrinanti verso l'eterna salvezza. La forte Enc. Pascendi di S. Pio X è
stata vigorosamente ripresa dalla Humani generis di Pio XII. Dalla Pascendi
alla Humani generis, ai più rencenti discorsi del Papa gloriosamente regnante,
è tutto uno splendore meraviglioso di luce, dinanzi alla quale i molteplici
errori dei nostri tempi si dissolvono come nebbia al sole ».
Gli articoli del
fascicolo sono dovuti in parte ad Accademici e in parte ad altri studiosi. Nel
loro complesso costituiscono un eccellente commento anche se non completo della
grande Enc. antimodernista. In generale sono di notevole interesse per farsi
un'idea esatta dell'oggettività ed efficacia dell'analisi profonda che la
Pascendi fa delle teorie modernistiche. Manca un lavoro introduttivo che presenti
nel suo complesso il documento pontificio studiato. I lavori sono distribuiti
in quattro sezioni: biblica, teologica, filosofica e storica. No esporremo qui
in sue cinto il contenuto.
La prima sezione
comprende un accurato studio del P. А. ВEA, S. J., sul modernismo biblico secondo
l'Enc. Pascendi (pp. 924), che elenca i pilastri dottri nali del sistema
modernistico, ricerca le radici storiche delle sue posizioni bibliche e ne
descrive la genesi dottrinale, in particolare in colui il quale giustamente
vine considerato, se non come suo padre e fondatore, almeno come suo indiscusso
protagonista, Alfredo Loisy. L'Enc. di S. Pio X, coordinandone tutti gli
elementi, presenta un fedele quadro della sua dottrina. La disistima o
piuttosto l'ignoranza della tradizione esegetica cattolica è senza dubbio uno
dei fattori che hanno determinato l'atteggiamento del Loisy. A ciò va aggiunto
la sua dipendenza dagli ese geti razionalisti tedeschi, specialmente da H. J.
Holtzmann. Questi e J. Wellhausen sono secondo lui quei grandi esegeti che
avevano aperto la via alla critica».
Non è facile
farsi un giudizio sui fattori filosofici che hanno influito sulla mente del
Loisy. Purtroppo finora ci manca una sua biografia scientifica e documentata,
dalla quale risulti con chiarezza quali libri egli abbia letto nel primo
periodo dei suoi lavori esegetici e quali siano stati gli influssi dei suoi
amici, dei suoi maestri e del suo ambiente. E corto però che il giovane Loisy,
prima di ontraro definiti vamente all'Istituto Catt. di Parigi (12 maggio
1881), non si era acquistato idee chiare e sicure sulle questioni teologiche.
In questo stato di incertezza intellettuale egli si mise a studiare la critica
testuale sotto la direzione del Renan (negli anni 188284), e si espose a tutti
i pericoli che l'ambiente presentava. Nessuna meraviglia, dunque, che egli cosi
presto si smarrisse.
Il primo dei
quattro studi della sezione teologica è l'ampia e importante conferenza tenuta
dal P. R. SPIAZZI, O. P., nella tornata accademica del 21 novembre 1957, avente
per oggetto l'Enc. Pascendi' e il problema di una teologia vitale (pp. 2550).
La teologia deve essere vitale, non però secondo la deforma zione modernista,
ma secondo lo spirito apostolico. Pur condannando il modernismo, la Chiesa non
poteva ignorare la problematica soggiacente ad esso, nè certe reali e legittime
esigenze da esso male interpretate ed espresse. Difatti nel periodo susseguente
alla Pascendi ha approvato e promosso un'intensa opera di rinnovamento e di
progresso nel campo degli studi ecclesiastici, in rapporto col progresso del
pensiero nei tempi moderni e con lo stesso sviluppo della vita della Chiesa;
numerosi studiosi cattolici, con metodo e spirito ben diversi da quelli
modernisti, lavorando alacremente sulla via già aperta da Leone XIII, hanno
fatto rifiorire la teologia, rinnovato e intensificato gli studi biblici,
patristici e storici, e potenziato le scuole cattoliche.
Però certi stati
d'animo determinati da quella problematica non sono finora del tutto placati,
come le questioni e le vicende che portarono all'Ene. Humani generis di Pio XII
e ai suoi discorsi ai Vescovi riuniti in Roma per la canonizzazione di Pio X.
ai partecipanti al Congr. Intern. di Liturgia pastorale e ai partecipanti alla
VI Settimana Naz. It. di Aggiornamento pastorale: segno che per taluni, pur
lontani per spirito più che per tempo dai modernisti, il problema di una
teologia vitale non è ancora risolto; sicchè si sentono spinti a nuovi tentativi,
a nuove soluzioni, che talvolta sembrano violare anche il sacro terreno del
dogma, come nei casi denunziati dai documenti pontifici ricordati.
Per risolvere il
problema di una teologia viva e vitale, non nel senso storicistico e
immanentistico dei modernisti, ma genuinamente, basta muoversi con umiltà e
coraggio sulle linee tracciate dal Magistero ecclesiastico. Quanto alle
obiezioni mosse alla teologia, che come è insegnata secondo il metodo tradizio.
nale delle scuole cattoliche sarebbe arida, troppo astratta, infeconda,
incapace di suscitare lo slancio religioso dello spirito, e anzi tale da
spegnerlo, inaridendone le fonti, e inutilizzabile nell'apostolato, può darsi
che gli inconvenienti notati dipendano dai metodi di insegnamento usati qua e
là, ó dai difetti degli stessi docenti. Può darsi che la stessa strutturazione
attuale del quadriennio teologico debba essere riveduta, o almeno completata
col quinto anno, nel quale le grandi tesi della teologia potrebbero essere
riprese in funzione della vita spirituale e pa storale, in una visione
d'insieme che mostrerebbe l'armonia della sacra dottrina, e con una tonalità
calda, vivida, possente (ma non retorica), che ne farebbe sentire la forza
vitale. Ma forse è ancora più necessario avere concetti chiari sulla teologia e
sul lavoro teologico da compiere proprio per assicurare a questa somma disciplina
la sua efficacia e, appunto, la sua vitalità. Il problema del rapporto tra la
teologia. e la cultura e la mentalità moderna
esiste. La linea
di lavoro da seguire per risolvere tale problema è quella tracciata dall'Enc.
Humani generis. In armonia con la più pura tradizione magistrale della Chiesa,
questa Ene. condanna le deviazioni e le esagerazioni, ma approva e incoraggia
il lavoro di sviluppo e di sintesi intorno a una dottrina che, essendo divina,
non sarà mai sufficientemente esplorata e conosciuta dagli uomini. In questo
senso essa sembra più positiva dell'Enc. Pascendi, che, necessariamente
rispondeva piuttosto a una necessità di denuncia e di condanna degli errori modernisti,
mentre la Humani generis avvia positivamente al lavoro impost ai teologi dalle
inesauribili potenzialità della scienza sacra, anche in relazione alle condizioni
ed istanze dell'anima moderna. E noi oggi possiamo, nella luce e sotto la guida
dei due alti documenti del Magistero ecclesiastico, camminare sicura mente
sulla via del progresso teologico e far si che la teologia riveli tutta la sua
vitalità».
Per impostare
bene il teologia que problema di tre forme di lavoro teologico, il ch. A.
distingue scolastica, scienza classica della rivelazione; la teologia tradotta,
ossia adattata, senza travisamenti, alle capacità, ai bisogni, alle istanze di
molti uomini di oggi, sia di alta che di media cultura; e, infine, la teologia
applicata, ossia usata saggiamente per illuminare e risolvere in profondità le
questioni fondamentali che agitano gli uomini del nostro tempo. Abbiamo bisogno
di teologi che sappiano molto bene la teologia, proprio per poterla presentare
bene agli uomini del nostro tempo. La cultura è richiesta per sensibilizzarli e
aprirli al loro tempo. Ma ciò che più conta è che, con apertura e senso di
attualità, siano rattutto teologi, e non semplici letterati, psicologi, sociologi
ecc., che abbiano solo un'inverniciatura teologica. La teologia deve diventare
atteggiamento spirituale, abito mentale, luce interiore, direttiva: allora è
viva e vitale e rivela tutta la sua efficacia e la sua bellezza».
Mons. R. MASI
lumeggia bene l'insegnamento dell' Enc. Pascendi contro gli errori dei
modernisti sulla conoscenza di Dio (pp. 5168). Il modernismo che voleva essere
una dottrina religiosa e presentarsi anzi come la salvezza del cristianesimo di
fronte al pensiero moderno, di fatto svuotava completamente il cristia nesimo e
ogni religione, riducendosi in fondo a una forma di ateismo e di panteismo,
tanto da essere la sintesi di tutti gli errori e di tutte le eresie.
La ragione
fondamentale dell'errore modernista è il suo atteggiamento di fronte alla
filosofia moderna. Invece di respingerla, l'ha accettata e l'ha introdotta nel
cristianesimo. Ma la filosofia moderna contiene un veleno mortale che con
trasta necessariamente con tutta la rivelazione cristiana. Come è possibile
accettare il soggettivismo, il fenomenismo, l'idealismo, l'empirismo, ece.
senza venire a negare con ciò immediatamente tutti i presupposti più elementari
della rivela. zione e dei dogmi? Ecco perché il modernismo doveva
necessariamente fallire. E difatti, appena il Papa mise in evidenza il suo
errore fondamentale derivato dalla filosofia moderna, l'eresia modernista si
svuotò immediatamente e cadde colpita a morte ».
II P. L. CIAPPI,
O. P., mette in luce la persona di Cristo nell' Enc. Pascendi (pp. 6984).
Esponendo e condannando la Cristologia dei modernisti, frutto di agnosticismo e
del metodo dell'immanenza, e quindi in contraddizione sia con la divinità di
Cristo che con la verità storica della sua persona e con i caratteri
soprannaturali che ne distinsero la vita e l'attività, l'Ene. Pascendi
riaffermò, ebbene indirettamente, tanto il Cristo della fede tradizionale,
quanto quello della scienza e della storia. L'antagonismo asserito dai
presuntuosi rinnovatori tra il Cristo della fede cristiana e il Cristo della
scienza e della storia, non ha fatto che provocare in campo cattolico una più
convincente e seduconte armonia tra il primo e il secondo. Ciò significa che il
vero contrasto era tra i presunti illuminati filosofi, storici e critici, e la
verità cristiana. Infatti alle sorgenti psicologiche della Cristo logia e degli
altri errori dei modernisti si trova al dire della Pascendi l'aberramento
dell'intelletto, prima e immediata causa; la curiosità e la superbia, cause
remote ».
11 Р. C. BALIĆ, O. F. M., nella ricorrenza
centenaria delle apparizioni di Lourdes, tratta, con riferimento all'Ene.
Pascendi, doll'autorità della Chiesa circa le apparizioni o rivelazioni private
(pp. 85103). Il ch. A. prende in esame come si è comportata la Chiesa riguardo
ad alcune apparizioni mariane del secolo scorso, rilevando i diversi gradi di
riprovazione o di approvazione della Santa Sede, che vanno dalla semplice
tolleranza all'approvazione permissiva e fino all'approvazione solenne e
positiva, sebbene non canonica. Delle tre apparizioni considerate: quelle di
Pellevoisin, di Tilly e di Lourdes, la prima, dopo alternative, è stata per
messa; la seconda, dopo il ripetuto intervento dell'autorità ecclesiastica,
dimenticata; e la terza solennemente inculcata. Circa factum Lourdense, etsi
approbatum sit a magisterio ecclesiastico approbatione clara, explicita,
positiva, tamen dubia moveri possunt utrum an non sit in praesens haec
approbatio infallibilis, et utrum an non debeatur apparitionibus Loudensibus
tantummodo actus fidei humanae an potius actus fidei theologalis. Quidquid sit,
licet nota pericopa de apparitionibus quae legitur in Pascendi non videatur
referri ad apparitiones Lourdenses, cum tamen alia ex parte non habeatur
iudicium absolute infallibile circa nuntium Lourdense, nemo qui illud negaret
dicendus esset haereticus. Attamen, cum habeantur continuae insistentiae ex
parte magisterii Ecclesiae et circa ipsum factum apparitionis, et circa
miracula ibi peracta et circa momentum et vim nuntii Lourdensis, ita ut vix ac
ne vix possit imaginari sufficiens ratio de hisce dubitandi, factum et nuntium
Lourdense non est dicendum, ut communiter dicitur, cuique 'catholico liberum ut
admittatur vel negetur. Immo qui illud negaret, certo temerarius esset.
Tre sono gli
articoli della sezione filosofica. Il primo, del P. ST. BRETON, C. P., espone
la filosofia modernista alla luce dell'Enc. Pascendi (pp. 104123). Саratterizza sostanzialmente la filosofia
modernista l'immanenza vitale e l'agnosticismo. Qualificandola cosi e traendone
tutte le conseguenze, l'Enc. Pascendi non l'ha per nulla contraffatta. A parte
le intenzioni, sta il fatto che il modernismo con la sua filosofia rende
impossibile la religione di cui proclama la necessità e che pretendeva
restituire alla sua autentica essenza vivente. A 50 anni di distanza l'antitesi
immanenzatrascendenza non è più cosi tragica. On pourrait croiro scrive il P. Breton que nous
sommes au temps de la conscience ouverte', de la liberté comme disponibilité,
du renouveau des ontologies: on parle à nouveau del 'être, avec une sympathie
qui eût fait sourire autrefoi. Il ne faudrait point se leurrer cependant, car
si le renouveau est certain, il n'est point sûr qu'il ait liquidé les vieux
problèmes'..
Con la sua ben
nota acutezza, il P. C. FABRO, C. P. S., si occupa nell'articolo se guente
della filosofia della fede nel modernismo (pp. 124142). Il modernismo è stato
fautore risoluto della filosofia delle fede, movendo dalla prospettiva della
filosofia della religione del pensiero moderno secondo un'interpretazione del
principio dell'immanenza che oscilla tra il dualismo gnoseologico kantiano e il
monismo dialettico di Hegel e Schleiermacher. L'espressione filosofia della
fede ricorre spesso nella letteratura modernistica, e tra l'altro figura come
titolo di un opuscolo anonimo, ma certamente di R. Murri, composto in risposta
all'Enc. Pascendi. In omaggio a questo documento che costituisce forse il
vertice del supremo magistero per la difesa della purezza della fede in questa
prima metà del secolo, il ch. A. chiarisce nei momenti principali i caratteri
dottrinali dell'opuscolo e l'animus che lo pervade. Sua ispirazione
fondamentale è che la determinazione della verità del Cristianesimo non è
affidata al Magistero della suprema autorità della Chiesa, ma essa si compie
mediante l'attuazione della coscienza del credente in conformità del clima
storico e culturale in cui egli vive. L'ultima parola sulla fede non è quindi
devoluta all'organo interprete della rive lazione, ma alla coscienza del
singolo, cioè del singolo criticamente evoluto.. L'equivoco sta nel voler
spostare completamente l'asse contrale della fede e nell'attribuire al
sentimento, alla credenza, alla convinzione del singolo, quel carisma di verità
e di garanzia di verità che Cristo ha attribuito alla Chiesa nella sua autorità
gerarchica. E cosi a questa autorità si sostituisce, per la determinazione del
contenuto oggettivo, la moderna indagine criticostoricofilologica e, per la de terminazione
dell'adesione soggettiva, il dinamismo dei giudizi valore. Con la pretesa di
offrire la filosofia della fede, in realtà si consuma la più radicale apostasia
della fede.
Segue uno studio
sull'Enc. Pascendi e il fenomenismo, del P. R. GARRIGOULAGRANGE, O. P. (pp. 143149).
Il fenomenismo ha il suo fondamento negativo nell'agnosticismo, forma di
seetticismo prima in voga, che negava il valore ontologico delle prime nozioni
e dei primi principi; e il suo fondamento positivo nell'immanentismo. Numerose
sono le conseguenze dottrinali del fenomenismo sia nel campo filosofico che in
quello teologico. L'Ene.
Pascendi le enumera con grande precisione, mostrando che esso est la mort de
l'intelligence, dont il ne reste qu'un succédané artificiel où toute sagesse a
disparu. On arrive ainsi au nominalisme empirique le plus radical, où il ne
rest de l'idée que le mot, le nom commun, qui l'exprime.
La sezione
storica comprende solo l'agile t ben documentato articolo: 1 modernisti e la
Pascendi, del P. D. GRASSO, S. J. (pp. 150176), che descrive le diverse
reazioni, non sempre coerenti, dei modernisti all'Enc. che li condannava. Ad
es., il Tyrell il 20 ottobre 1907 scrisse ad un amico: Quando lessi la prima
volta il documento io, come forse altri, mi ritrovai in ogni paragrafo; ma
adesso non vedo, in molti casi, se l'accusato sia io, o Laberthonnière, o
Newman, ο Le Roy, ecc.. Alcuni mesi dopo però vide nell'Enc. una falsa presentazione delle sue idee, un travisamento
della verità, un sistema fabbricato dal Papa. Il Loisy, invece, non si
riconobbe in essun paragrafo dell'Enc.; anzi affermo che nessun modernista vi
si sarebbe riconosciuto. Dapprincipio disse che la parte teorica del documento,
cosi lunga, sviluppa un sistema fittizio, in gran parte, e che nes suno dei
pretesi modernisti può esser tenuto a sconfessare, perchè non è stato mai
insegnato. In seguito, giunse casualmente ad affermare: Non mi dissimulo che le
mie opinioni reali sono proscritte con e in quelle che non posso riconoscere
come mie. In altri passi dei suoi scritti critica l'Ene, accusandola di falsa
esposizione del modernismo. Secondo lui, essa contiene non il modernismo dei
modernisti, ma il modernismo quale è stato filtrato nelle categorie scolastiche
dei suoi redattori.
I modernisti
italiani cioè praticamente il Buonaiuti furono fluttuanti e incerti. II
Buonaiuti in un primo commento sommario sembrò che non avesse dubbi
sull'esattezza dottrinale dell'Enc. Nel Programma dei modernisti la defini un
tentativo studiato di presentare al pubblico le dottrine modernistiche sotto
una luce falsa e antipatica. Col tempo il suo giudizio si fece sempre più
negativo, benchè sia giunto a rendere omaggio all'esattezza della Pascendi con
parole non
meno efficaci di
quelle con le quali l'aveva condannata. Contro i giudizi negativi dei
modernisti si pone il giudizio altamente positivo della cultura laica italiana,
Il ch. A. esamina
attentamente anche la questione delle fonti. L'Ene. è fon data su materiali ben
precisi. Se si riflette sull'esattezza della sintesi nella quale questi
materiali sono stati redatti affermata dallo stesso Tyrrell si è detto tutto
l'essenziale sulla questione delle fonti. Resta infine il problema psicologico
di tanti modernisti che hanno accusato la Pascendi di incomprensione e di
deformazione. Il P. Grasso lo spiega con cura, indicando le ragioni della
reazione modernistica. L'Enc. Pascendi è uno specchio dell'epoca di forti
passioni in cui fu composta, della quale riflette le ombre e le luci.
Da ultimo, a
conclusione, seguono franche ed opportune riflessioni sulla riapparizione del
modernismo come progressismo (pp. 177187), di Mons. F. LAMBRUSCHINI. La
modernità è senza dubbio necessaria per non porsi fuori del proprio tempo; ma
non è scevra di pericoli, perchè offre l'occasione alla seduzione di falsi
miraggi. Di qui la necessità del Magistero. Del modernismo ha rinnovato e continua
a rinnovare aspetti e attrattive il progressismo sul piano sociale. La Chiesa non
è statica e non vive solo di passato, ma anche e soprattutto di presente e di
avvenire. Ma quanta miopia in quei cattolici che vedono la Chiesa irrimediabilmonte
legata ad un passato superato e sono tentati di sostituirsi ad essa per liberarla
da quelle strutture e superstrutture, che essi stessi combattono in stretta
intesa con i marxisti. I progressisti sono nemici della Scolastica e in
particolare di S. Tommaso, che accusano di essere arretrato su posizioni
sorpassate. Sta ai tomisti di oggi mostrare che il pensiero del Maestro può
dare una risposta ai più gravi interrogativi del pensiero moderno, che non sono
costituiti tanto dai problemi della tecnica, quanto dai problemi umani.
Copiosi, dunque,
e tuttora attuali sono gli insegnamenti dell'Enc. Pascendi, che resta
un'importante pietra miliare nella storia della Chiesa negli ultimi cinquanta
anni. L'averli messi in rilievo con tanto impegno nell'eccellente fascisolo che
abbiamo presentato, è per la Pont. Accademia Teologica Romana non piccolo
merito.
Piacenzo,
Collegio Alberoni,
G. CROSIGNANI, C.
M.
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